| Eccomi
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| domenica, 16 novembre 2008 Thulcky ♪ commenti (4) da poco ho subito la perdita di un caro. Il funerale che è seguito mi ha riportato indietro ad anni. Rivedere quelle persone che hanno segnano la mia infanzia, mi ha riportato a riviverla. Incredibile quanto la mente immagazzini. E' come il fondo placido di un mare che, per quanto profondo, accoglie in sè tutto. E tutto lì rimane. Nella mente dico. Tutto si sedimenta. Poi si accumulano strati sopra. Allora pensi che i primi sedimenti siano perduti, non ci siano più. E così sono i nostri ricordi d'infanzia. Tutto quello che ci ha segnato è lì, presente, come un coccio di vetro sotto sabbia che attende solo l'ondata che lo farà resuscitare a galla. E così mi son sentita piccola. Ho capito. Quanto profondo è il vissuto umano... Mi son ricordata a tre anni. Allegra e ciarliera, inventrice di giochi d'infanzia tra i più movimentati. Mi piaceva soprattutto la guerra. Poi mi son sentita a otto dieci anni. E non ero più la stessa. Ero come un leone chiuso in una gabbia. Che avanza a gran passi e poi, là dentro si stufa. La prigione lo sfinisce, lo fiacca. L'occhio si fa rassegnato, poi triste, vinto. E così ho capito, quanto niente sia detto di ciò che siamo e di quanto dobbiamo lottare per tenere sempre vivo ciò che realmente siamo, vogliamo, desideriamo. in ?? sabato, 08 novembre 2008 Thulcky ♪ commenti (1) Sesso, bottarga & rock'n'roll. Come resistere a questo misto di sacro e profano, serio e faceto, progresso e tradizione? ed è proprio questo mix che avvinghia noi dalla nascita e ci tormenta tutta la vita, anche a coloro che scappano al richiamo pur sentedolo o a coloro che si fanno sordi. Esco dalla porta di questa fredda Dublino e mi incammino. E' una giornata stranamente calda, ma sempre un pò grigia e lugubre sui volti del nordici irlandesi. Penso che un tempo, agli anni in cui il consumismo non si era impossessato di loro in questo modo, questi nordici dal volto bianco e dal capello vispo, fossero proprio vivaci e gioviali. Ora li si vede ridere e scherzare per lo più al pub, ma per strada, il loro corpo è preda della fretta, dell'impegno, del poco tempo e i loro occhi non si alzano che di rado a contemplare il passante. Va bo insomma..mi incammino in cerca di un caffè. Un costosissimo espresso. Dopo il ponte, oltre la chiesa davanti a casa, arrivo a una brasserie chiamata "Il Valentino". Il nome di richiamo italiano mi fa sperare in un buon caffè. All'interno trovo un barista dall'aspetto familiare. Scuro, non troppo alto, serio, ma garbato. Ordino il mio caffè e quando lo sento parlare capisco molto di più.. Il caffè è ottimo, così la sua chiacchiera seria. Sento dentro una sensazione profonda, che riconosco. Prendo anche due paste da portare via, tanto perchè il dolce non mi piace. E lui non mi fa pagare niente. Il modo di fare, di offrire, non è mutato. Linguaggio ancestrale di chi si riconosce a lontane latitudini. Mi dice che lui forse se ne andrà in Scozia, lì c'è maggiore offerta di lavoro. In un intrico di carenza e confusione, anche se vuoi sfuggirgli, te lo porti sempre dentro: sesso, bottarga & rock'n'roll. | About me
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