Eccomi

martedì, 25 dicembre 2007
Thulcky ♪ commenti (10)

questa foto mi ricorda  anni fa. Seduta sul molo all'interno della grotta, in pausa dal lavoro mi riposavo guardando l'orizzonte. Non avevo mai visto niente di più bello. Il mare era un tripudio di colori, rumori, sensazioni e speranze e la grotta cornice.



in ??

domenica, 16 dicembre 2007
Thulcky ♪ commenti (17)

Una cara amica d'infanzia s'è fatta monaca. In un convento arrampicato con unghie silenti su una suggestiva montagna di granito bianco, il mare e Cagliari in lontananza. Ci arriviamo per i suoi voti.  Lentamente arrivano altre macchine che si spengono in questo piazzale dove attendiamo che la porta della chiesa ci venga aperta.

E' come un timore reverenziale per molti. Lo trovo strano in fondo. Trovo strano che a me sembri normale la dimensione spirituale, persino quella di queste monache cattoliche che ancora riescono a raggiungere angoli di pensiero non toccati dal mondo vociante, dalla globalizzazione, dalle ansie sociali. La solitudine mi sembra normale e così l'isolamento. Le trovo normali e non eroiche, se pur macchiate di indiscussi dogmi che le portano ad allontanarsi per sempre agli occhi del mondo.

Arriva la madre. Poi il fratello. Mi paiono visibilmente scossi da questa scelta così discutibile e la madre sembra non veder l'ora di riversarmi addosso il suo dolore. Io, accetto in modo così stranamente tranquillo e acritico questa sua scelta e la madre non mi capisce.

Il fratello pare il più debole. Non mostra il suo interno agli occhi del mondo. Sembra chiuso in una maschera monoespressiva su cui non traspare la benchè minima emozione. Vuole solo essere lontano da noi e non rapportarsi al mondo per quella che gli pare sicuramente una folle scelta della sorella.

La messa inizia. Paramenti sacri di gente che chiamano preti. Mi sembrano così assurdi quei rituali di vesti dorate, bastoni argentati, pizzi e abiti, barbe lunghe, paramenti sacri di varie fogge desuete e incenso a go-go.

Non sopporto l'omelia lunghissima, pretenziosa e astratta. Non sopportole parole di un prete che dice l'uomo è nulla paragonato a dio. L'uomo è nulla. Questo mi riecheggia dentro in modo terribile. Faccio daimoku mentale per allontanare la tristezza di quelle parole, di quel luogo, di quei canti che sembrano lunghe litanie medioevali di morte. L'unico volto felice è quello della mia amica vestita da mezza monaca che noi possiamo scorgere oltre le grate. Il mondo ecclesiastico l'ha divisa fisicamente dal mondo laico e l'ha voluta separare da noi con ampia chiarezza. Lei sorride felice e io sono felice per lei.

Lei non guarda che il prete oltre quelle grate. Poi scompare. Riappare vestita da monaca. Le è stato dato un nuovo nome. La sua vecchia identità è scomparsa. Ora si volta e ci guarda raggiante. Sembra si senta realizzata solo ora con quell'abito. Sembra si senta solo ora in grado di guardarci.

Si levano altri canti. Mi sembrano canti di ostentata tristezza, come se ci volessero far sentire colpevoli di essere spensierati. Sono monotoni e tremendamente lugubri e non capisco perchè tra queste mura sembra che regni la tristezza.

Finisce la messa e andiamo in parlatorio. Una folla di persone. Lo so: nessuno è davvero felice per lei. Io sono felice solo perchè la vedo raggiante e la mia assenza di tristezza passa per superficialità. Forse lei ha trovato una casa che le mancava.

Lascio diradare la folla. Poi le appaio da dietro quelle due grate marroni. Continuo a chiamarla col suo vecchio nome e ogni tanto mi scuso per questo. Le dico che sono felice per lei se lei lo è. La paura è tutta nostra oltre quelle sbarre. Vedo il suo mondo alle sue spalle.

Un grosso crocifisso alla parete bianca, delle sedie a semicerchio. Un arredamento essenziale.

Lascio con gioia quel posto.

Tutto nasce e muore dal giudizio.

Il giorno dopo. Cagliari.

Negozio di ZARA. Un grande androne e vestiti in abbondanza. Musica alta, commesse serie e scorbutiche, si muovono, camminano avanti e indietro, piegano...

Mi misuro un cappotto dopo un pò di resistenza alla proposta. Mia madre se ne compra un altro.

La aspetto mentre continua a guardare, rovistare, misurare. D'un tratto mi sento insofferente. Le chiedo di essere più veloce. Me ne voglio andare.

Lei continua.

Io mi sento una strana sensazione.

il fiato corto, la musica alta, i battiti cardiaci aumentano.

Non trovo un senso a quel posto. Odio tutti quei vestiti, quella musica incredibilmente stordente, mia madre in corsa per dei maledetti abiti. Non capisco..non ce la faccio più e mi catapulto fuori dal negozio.

Respiro meglio.

La musica alta è una strategia di marketing. Mi trovo in mezzo a Cagliari. La gente è vestita in modo più ricercato. Le strade sono affollate, ma non mi coinvolge. Non c'è niente che mi piaccia davvero. Lo stato vitale della gente è per lo più basso.

Mi rendo davvero conto che tutto nasce e muore dal giudizio

 



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mercoledì, 12 dicembre 2007
Thulcky ♪ commenti (9)

bellissimo! 10 euro a chi indovina dov'è girato il video



in ?la terra abbracciata dal mare?

sabato, 08 dicembre 2007
Thulcky ♪ commenti (18)

Domanda per tutti gli utenti di questo blog:

secondo voi cosa vorrebbero trovare i turisti in Sardegna??? e cosa non c'è???

per favore date due distinte risposte:

a) cosa vorrebbe trovare il turista italiano

b)cosa vorrebbero trovare i turisti stranieri

perchè i due tipi di necessità potrebbero essere molto diversi! :-)

P.S. per favore, non nominatemi robaccia da costa smeralda perchè io le  bestemmie non le sopporto

 

 



in ??

sabato, 01 dicembre 2007
Thulcky ♪ commenti (13)

S'istranza entrò nel call centre. Un ampio vano pulito, due file parallele di banchi con computer e cuffie per il telemarketing. Il vano era al primo piano di una casa di periferia del paese, ai piedi del monte Turrasi. Non si sarebbe mai detto che in quella casa dall'aspetto anonimo e mite si celasse opera di alta tecnologia.

S'istranza si avvicinò alla sua postazione scelta con cura di fronte all'ampia finestra. Posò borsa e giubbotto e si sedette. Le colleghe del paese già erano all'opera e con certosina cura cercavano di guadagnarsi la magra pagnotta.

S'istranza iniziò le chiamate, certa di aver avuto un bel pò di rifiuti prima di scaldarsi e lavorare sul serio.

Nel mentre che la pappardella fluiva con certezza automatica dalla sua bocca al microfono delle cuffie, i suoi occhi vagavano fuori. Lontano il monte Ordolene con le sue antenne radiofoniche in cima e il suo granito tondeggiante. Sembrava il granito della loro determinazione al telefono, in lotta col mondo per una  provvigione secca e cruda. Erano pure venuti quelli della costa di Calaris . L'azienda aveva mandato gli scagnozzi più lobotomizzati per prendere in giro tutti questi diavoli di montagna interna. Come se sti diavoli si facessero prendere in giro da qualcuno venuto da costa o mare. Gli avevano persino fatto le moine e poi, mentre avevo creduto che ci fossero cascati, avevano riso tutti quando gli scagnozzi s'erano lasciati fumo senza arrosto alle spalle.

Guardava di nuovo il monte all'ennesimo no. Poi l'occhio seguiva docile il leggero declivio e fluiva nella valle sottostante. La valle che separava di pochi chilometri il paese di Pulìana dal piccolo capoluogo di Mùgossoro. Poi la valle risaliva ancora a destra in modo sempre più rapido, verso una cima di 800 metri che ospitava il paese di Tòlune. Paese di faide e morti, di sangue e cisto, di campanili granitici e granitiche menti di secoli a tirare su famiglie e vite come animali da soma senza riposo.   

A proposito..erano due giorni che non sentiva Graziano, il suo uomo di Tòlune. Ma non era strano. Lui viaggiava sempre fra il suo paese e Mùgossoro. Stava costruendo un asilo con la sua impresa di costruzioni e la vita per lui era dura fra sacchi di cemento, direttive agli operai e consapevolezza che la sua solitudine sarebbe presto arrivata. La solitudine che aveva sempre avuto in quel paese di morti, di rade uscite e problemi fisici che bisogna tenersi con rogna e rancore per un rispetto che si conquista con studiati silenzi.

Tutto a lei sembrava facile mesi prima, da istranza dell'altro mondo. Tutto le sembrava strano, ingiusto e  facile come ai continentali. Ma all'ennesimo no al telefono anche i suoi occhi fecero fatica ad arrampicarsi via dalla valle del monte Ordolene e strapparsi dalla fuga dello sguardo, per tornare in quella camera, in quel chiasso di gente urlante, in normale lotta per un si, per un pezzetto di soddisfazione e vittoria, per un baluginio di luce che forse poteva dargli l'illusione di redimersi dal caos e attraversare la valle di limiti lì troppo noti.



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