Eccomi

martedì, 21 agosto 2007
Thulcky ♪ commenti (6)

sono in standby. Lunghe riflessioni si dipartono dal cervello di una persona i cui pensieri, chiusi in un corpo fermo, non trovano espressione nel consueto ritmo fugace.

Guardando l'isola dal cervello, considerando modi di fare, volti, persone. I volti dei turisti a miriadi e poi quelli dei miei colleghi, dei visi locali..più fermi, colorati, avvolti da parole, cotonati dalla luce fulgente dei monti, il verde della macchia, il colore degli animali, i suoni...

Quanto diversa era l'idea dei turisti che visitavano l'interno. Così ammaliati dall'ospitalità, dal modo di fare vociante, fiero. Così allegri e inebriati dal vino nei lunghi pranzi tipici. Andavano via sempre così soddisfatti..non ricordavano nemmeno certi sapori, certi ambienti, certi modi di fare che forse avevano visto da piccoli a malapena. Forse gli donavamo un abbozzo, un pezzo di sogno o un affresco di tempi andati che loro avevano immaginato da sempre. Eppure non sarebbe rimasta che un'idea vaga, uno schizzo...così lontano...

E' vero. In quei luoghi così remoti ci sono energie folli, strane, segrete e vocianti al tempo stesso. Una vitalità che in una città non sognavo nemmeno io. La natura da davvero un'energia insondabile, un'energia che sembra creare dal pensiero.

Eppure quant'è diversa la realtà da ciò che si vede. Quant'è dispersa quest'energia, quant'è vincolata a modi di fare ciechi, a volte senza senso, senza una logica che non sia quella del piccolo tornaconto e della grande perdita comunitaria.

Se solo quell'energia fluisse più in alto...

certo il turista non potrebbe più sognare un'arcadia sopravvissuta ai giorni nostri. E noi corromperemmo l'habitat. Se non fossimo così chiusi questo sistema accetterebbe di corrompersi facendo entrare altro.

Novità, respiro, idee, svecchiamento, ma anche dimenticanza, corruzione della tradizione e poi loro..."sos istranzoso". Loro lo sapevano bene là, sapevano quasi inconsciamente cosa vuol dire aprirsi. Aprirsi davvero, non dare confidenza, ma togliersi una corazza dura come la tradizione.

Anche io sono stata un'istranza. Una che veniva da fuori, che non era di quella comunità. I miei occhi e i miei capelli scuri, la statura poco elevata, la costituzione gracile parlava chiaro delle mie origini isolane, ma io pensavo altro. Da quella finestra chiusa sulla piazza, dove abitavo, una comunità è passata davanti, ha ruotato, m'ha fatto danzare con loro, ma sempre fuori dal cerchio. Il mio non era il ballo tondo. Apparentemente le mie parole, le mie idee, la mia ribellione fiera a quel gioco di comportamenti, accettazzione e mutismo, sembra non essere entrata nel ballo.

Un ballo ieratico che si consuma dall'alba al tramonto, sempre uguale, fedele a sè stesso, composto, chiuso in un cerchio di forza. Un ballo eterno, simbolo di una società che si consuma al suo interno.

Vedrò Legge, madre delle cause, quali effetti porterai nella tua terra, così ricca di solitudini, lunghi inverni e perenne dimenticanza. 



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domenica, 12 agosto 2007
Thulcky ♪ commenti (12)

cucciolo di maremmano disobbedientissimo! Un giorno, stufo di un futuro a guardar le pecore scappò dal pastore e decise di farsi un giro. Lo trovammo che giocava con dei turisti bolognesi, che col cuore in pezzi ce lo lasciarono

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sabato, 11 agosto 2007
Thulcky ♪ commenti (2)

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e bravo JDM. Ottima mimica facciale, musiche e regia



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giovedì, 09 agosto 2007
Thulcky ♪ commenti (8)

 

 

mettiamo controtendenze nella vita...

liberiamoci dai limiti,

sognamo,

creiamo il corpo del sogno,

libriamo amore per la nostra vita

scuotiamola con desideri ambiziosi e impossibili,

pieni d'arte

che la nostra mente non lasci cadere energia,

in un lungo suono

le cui onde

si propagano inesorabili nell'ambiente attorno

cambiandolo



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venerdì, 03 agosto 2007
Thulcky ♪ commenti (15)

Cala Luna, costa Orientale!

un tempo era l'immoto mare. Blu cielo e stelle, blu come il desiderio più sfrenato, senza limiti, tutto illusione.

Erano i boschi, l'uomo bambino, i capelli crespi, salati, le labbra screpolate dall'acqua, le sbucciature sulle ginocchia, le altalene di frasche. Erano le barche di ginepro, l'acqua dolce giù dalla fonte a scavare le grotte. Era il presente sempre. Giorni lavorativi e giorni festivi, nessuno straniero, polo positivo e negativo nel canto della natura.

Era tutto ciò che si trova, ciò che si crede, ciò che coincide con quello che ci hanno insegnato a sognare. Era l'aria del vento più forte che non ti lascia camminare e ti costringe in casa dentro un camino dove arde un fuoco ribelle, era la pioggia sul mare vista da una grotta, erano i boschi sulle montagne scoscese, a perdita d'occhio e vergini.

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vorrei sempre vivere con la forza del tuono nel silenzio, la passione del sole nel mare

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