Eccomi

domenica, 31 dicembre 2006
Thulcky ♪ commenti (5)

sono allibita.

Saddam Hussein viene ucciso. Agli occhi di un mondo supertecnologico arrivano le immagini chiare di un'esecuzione. Un uomo che (io l'ho visto così) con freddezza si avvia a morire. Gli occhi fermi, fermo il corpo, il volto, parla anche quell'uomo..controlla la parola e la mente anche in quegli istanti. Un uomo che a mi appare FERMO. Fermo sulle sue posizioni, sulle sue convinzioni. Una fermezza del corpo che doveva essere una fermezza anche dell'anima, d'un uomo convinto di avere ragione, fede, assolvimento divino.

Che cosa doveva pensare?

Doveva forse pensare di aver sbagliato? Doveva forse capire o tentennare per l'uso di un linguaggio, di un codice diverso da quello che aveva sempre usato lui?

O no. No signori. Lui era fermo. Quello era il suo linguaggio e lui si sentiva soggetto attivo e unico di quella frase che forse iniziava con la "E" di eroe e terminava con un punto.

No. Non gli è stato insegnato nessun linguaggio differente da quello che ha sempre parlato lui, non ha potuto apprendere niente di diverso da quello che ha sempre usato, inferto,  respirato.

Saddam era un assassino che è stato ucciso da mani che si son sporcate di un assassinio. Mani che nel giudicarlo e punirlo, hanno usato la sua stessa logica.

Noi abbiamo assistito a tutto ciò. Noi lontani, superiori, civilizzati, imbelliti da cultura e denaro, benessere, cristianesimo, consumismo e quant'altro.

Mi aspettavo qualcosa di diverso dal mondo occidentale delle masse. Non immaginavo di uscire e sentire gente che assentiva a un'esecuzione del genere, che ci scherzava sopra, che prendeva un'esecuzione come qualcosa di scontato, di poco conto, qualcosa su cui discutere frivolamente in un sabato sera.

"Lui ha ucciso tanti uomini e dev'essere ucciso. Lui non poteva rimanere in prigione perchè sarebbe evaso e allora ucciderlo era una scelta forzata. Lui ha causato tanto dolore e quindi la sua morte è più un bene che un male. Lui finalmente ha pagato."

Un uomo che muore, sotto gli occhi freddi di noi mondo, mi ripugna. Mi ripugna e non voglio neanche sapere il perchè quando sento al fegato che mi fa schifo. Non ho bisogno di stabilire perchè.

Perchè nessuno può avere diritto di vita e morte su un altro essere umano, perchè la vita è l'ultimo dogma rimasto sacro a cui ci è concesso credere...

a volte ricordo...perchè amo tanto la natura.

 



in ?assurdità?

domenica, 24 dicembre 2006
Thulcky ♪ commenti (9)

 

Sono contenta di esserci, di aver quasi dimenticato il nichilismo di un tempo, di aver creato valore...considerazioni da farsi all'alba d'un nascente anno.

Guardando indietro lascio molte tracce di vissuto e guardando avanti, guardando le cause del mio presente, scorgo molteplici tracce promettentissime.

La determinazione più forte è ciò che sempre ci guiderà, la consapevolezza che oltre ogni ostacolo, se animati da ferrea volontà, raggiungeremo il capolinea della vittoria. Mai nessuno potrà toglierci la nostra fede in noi, se non noi stessi.

determinazione da colpi di ciabatta su carne di maiale, da forchette che s'abbattono sulla panna da montare...

mettiamola così per capirci...(perchè la terra mi piace tanto!)

Energia di secoli fluisce in ogni cellula del nostro essere e il cosmo è racchiuso in ogni atomo della nostra essenza.

Magnifica verità.

Attingere a quell'energia è possibile all'individuo. E creare il proprio desiderio con la tenacia.

oggi mi sento di dirvi questo lettori miei. Sperando ci siate...



in ??

venerdì, 22 dicembre 2006
Thulcky ♪ commenti (4)

E' domenica pomeriggio. Io e il mio impavido amico Aldo ci addentriamo nelle campagne del nuorese alla volta di Orune. Il paese non dista che 22 chilometri da Nuoro, ma sembra di non arrivare mai...La strada è costellata di tante di quelle curve che scoraggerebbe chiunque. Sembra di incontrare disseminati ostacoli su ostacoli. E' come se l'impavido viaggiatore fosse messo sull'attenti: "vuoi davvero arrivare qui?"

Intanto ci godiamo lo spettacolo: una distesa di lecci da sughero a perdita d'occhio in una piana magnifica e umida, verde, dispersa, dove non c'è traccia d'essere umano.

Il paese sembra vicino finalmente. Ce ne accorgiamo perchè un gregge di pecore ci blocca per strada e mentre riesco a far sgusciare la macchina tra la macchia ovina, vediamo il mitico cartello "Orune" stranamente sano.

Ecco i nostri amici ed ecco che inizia la serata: noi "sos istranzos" veniamo praticamente rapiti fino a sera in un'orgia di giri alcolici cui è quasi impossibile sottrarsi. Non accettare le continue offerte di bevande, cibarie, porcetto e bicchierini di vino che escono anche da dietro i banconi di qualsiasi negoziante sarebbe ahimè un'offesa.

Dalle 2.30 del pomeriggio riusciamo a tenere questo ritmo sorretti da nuovi personaggi che entrano nelle nostre conoscenze, da nuove domande, battute di spirito, risate a non finire. Veniamo portati per le case aperte e ci vengono illustrate le funzioni dei vecchi arnesi del mondo agro-pastorale. Esiste persino "s'stadera" in miniatura. Nient'altro che una vecchia bilancia manuale con cui i nostri avi riuscivano a pesare il "mudreccu" (cisto) per le loro sniffate.

Sono ormai le 8 di sera e abbiamo tenuto questo il ritmo. Qualcuno inizia a sclerare davvero. C'è chi delira di presepi che parlano, di gatti che si sbronzano...siamo annebbiati, ma non è l'alcool, è più l'aria del posto.

D'un tratto il nostro cicerone locale ci conduce fra una greffetta. Sono immersa nei pensieri deliranti. D'un tratto torno in me e connetto la spina. La persona che mi trovo davanti è Graziano Mesina. UUUUUUUps..salve! sono davanti al re del Supramonte, all'ultimo dei banditi veri, a uno degli ultimi veri "balentes".

Graziano Mesina è così invecchiato... In immancabile vellutino, cosinzos e una collanona d'oro che mi ricorda qualcosa di vecchio e familiare... Lo ricordavo dalle vecchie riprese televisive, dalle foto sui giornali di un tempo...è proprio invecchiato e ha gli occhi dei presenti puntati addosso. I suoi li sorvolano e non si fermano su nessuno, nemmeno su una bella ragazza come me (meno male!).

Non è passato molto da quando leggevo su di lui con passione. Libri, articoli...ne ero avida, mi affascinavano le vicende di questo bandito gentiluomo, di quest'uomo baciato dalla sfortuna e con l'animo nobile. Certo non gli è mancato nulla...quante cose potrebbe raccontarci. Evasioni rocambolesche, fughe per amore, lunghe latitanze in Supramonte. Quanto dev'essergli mancata la sua terra e quella libertà estrema nei suoi 40 anni di carcere...dio e c'è gente che ha fatto stragi...

Graziano Mesina

Deve ricordarla: la visione di un amico di sventura che muore sotto il fuoco durante una fuga e ancora più lontano l'assassinio per vendetta di un fratello e allora le sue mani assassine. Per non parlare poi di quella che io trovo la bravata più significativa: la devastazione della casa del suo vicino che gli aveva ammazzato il cane... 

Non so perchè, ma ho sempre capito l'irruenza del buono, la sventatezza, la follia a volte ingenua dell'animo acceso d'amore e d'affetto o dagli ideali. M'è più lontano l'odierno raziocinio dell'utile, il freddo calcolo dei modi, della vicinanza studiata alle persone, dell'educazione di facciata.

Lui è uno degli ultimi, di coloro che preferirebbero picchiarsi a muso duro con un amico traditore, piuttosto che calcolare il potenziale danno della sua mancanza. Lui è uno degli ultimi banditi che s'intenerivano per le vittime e non infangavano un codice d'onore che era il sangue di quella società. Certo...la balentìa si paga cara.. Soprattutto quando si rivolge allo stato e quando lo spirito indomabile, rimane indomabile anche ai grossi.

Tutto ciò mi passa per la testa in un lampo...e rimane non detto. Solo scolpito. Certe energie sono lontane a molti, ma di certo hanno attraversato tutti almeno una volta...



in ?la terra abbracciata dal mare?

sabato, 09 dicembre 2006
Thulcky ♪ commenti (6)

agli Olianesi e al loro monte

eccolo il nostro monte...oggi timido, semicoperto dalle nuvole. Ecco come appare in una media giornata autunnale il calcareo dolomitico Corrasi cui gli olianesi donerebbero il sangue .

P1000001

 

Illustri paesani hanno scritto su lui, molti hanno approfondita familiarità coi suoi sentieri mai tracciati da uomo. I pastori ne conoscono ogni anfratto, ogni dolina, ogni inghiottitoio, ogni pozza d'acqua. Questo versante del monte rivolto al paese è chiamato dagli olianesi "Carabidda". In questo nome è visibile tutto il loro amore: il versante rivolto al paese viene infatti umanizzato e chiamato "cara"  (viso) verso la "bidda" (paese). 

Molte volte, riflessiva o entusiasta, solitaria o malinconica ho aperto quella finestra e l'ho guardato in faccia. E il monte mi ha guardato e ha risposto quali siano le cose più belle e durature.

Lui sovrasta quest'angolo di Supramonte e protegge gli abitanti, come avvolgendoli fra le sue braccia grandi da immenso padre barbaricino . Salendo fra i suoi versanti ho spesso ringraziato la vita che m'ha portato qui. Sulla sua cima la vista è unica: un angolo di mondo dove esistono due paesi a 10 km l'uno dall'altro e poi solo chilometri di monti, pascoli, leccete...e nient'altro..Spazi infiniti in cui l'occhio spazia e ogni pensiero si perde

 

 

 



in ?la terra abbracciata dal mare?

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