Eccomi

domenica, 30 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti (4)

 Sveglia alle 6.00. Ritrovo alle 7 al distributore AGIP all'uscita di Sassari e all'ingresso della 131. Ecco, vedo nella notte una manciatina di tipi sparsi davanti alla pompa di benzina. Sono loro: gli escursionisti. Enrico mi fa salire in macchina con lui: dio che delusione quando vedo il suo fuoristrada fighetto che ha molto di strada e poco di fuori: per me i fuoristrada maschi e brutali son solo I Land Rover Defender. Gli altri son robetta per femminelle. Arriviamo dopo un'ora e mezza di macchina a Santulussurgiu dopo una piccolissima sosta ad Abbasanta.

Lasciamo le macchine ai piedi della montagna e inizia la nostra escursione alle 9.30 del mattino. La neve è già alta a valle...immaginiamo in cima. Procediamo religiosamente in fila indiana. A metà collina mi manca già il  fiato ed Enrico ci mostra la metà: il picco della montagna che abbiamo a chilometri di distanza e per arrivarci dobbiamo prima salire su altre due! ciò suscita l'ilarità di tutti gli escursionisti tranne uno: "Zirboni" di Thiesi che arriverà all'ora di pranzo sulla cima sempre senza guanti e con una semplice felpa in paile senza diventare "croccante" e senza causarsi l'amputamento delle ditine. mah sti thiesini...

Arriviamo in cima alle 2 meno 15. Vista da paura: il mare della costa occidentale e la zona di Cabras sulla sinistra e il Gennargentu in lontananza sulla destra. Un silenzio irreale, nessun insediamento umano per chilometri, arbusti della macchia mediterranea e neve a perdita d'occhio. Figo..fighissimo. Divento sempre un pò religiosa davanti a questi paesaggi che sembrano dire: "uomo, ma vedi come sei piccolo e insignificante e come son grande io? tu creperai presto e io rimarrò qui ancora a lungo, silente e saggia"

Una neve alta che a ogni passo diventavo più bassa di 50 cm. C'è un freddo boia e per non farci mancare nulla c'è un bel nevischio e sferza una brezzolina gelida davvero piacevole. Sembriamo degli sherpa impazziti senza slitte nè cani. Alcuni cominciano a perdere il senno: un "ma chi me l'ha fatto fare" passa per la testa pure a me. Mentre pranziamo c'è gente che dice stupidate senza senso e tutti giù a ridere: è il primo passo verso il totale delirio. Mi sento i piedi "croccanti" e mi rendo conto ora che son ferma, che son pure bagnaticci. 'l'accidenti del Goretex'. Invece mentre raggelo col panino formaggio e salsiccia in mano, non faccio altro che benedire mio fratello che m'ha dotato di pantaloni antineve e ghette "professional" e benedico mia cognata che m'ha regalato gli scarponi da trekking. Ma che parenti fighi che ho!

.. un quarto d'ora scarso per il pranzo e iniziamo la discesa: meglio camminare che farsela addosso dal freddo. Stavolta mi infilo pure la cuffia sotto il cappuccio del piumino e anche se non è sicuro, cammino a mani in tasca anche se ho dei guanti paurosi in paile..fa un freddo mai visto.

Sulla neve ci passa davanti un bel branco di mufloni: che meraviglia! Saltellano verso la cima agili: manca solo ci facciano il chigno. Ci guardano curiosi e quando qualche fesso si muove loro fuggono chissà dove..ma loro si che ne sanno una cifra di queste zone..

Ora mancano soltanto tre chilometri al paese. Frantumiamo quintali di piante di mirto, ci infrattiamo nei rovi varie volte, scavalchiamo una dozzina di muretti a secco e siamo arrivati a Santulussurgiu. Entriamo al bar: fulcro della vita paesana! Ci spariamo la cioccolata calda. E lì lo spettacolo è un altro: montagnini a iosa e persino un bel bronzetto nuragico a grandezza naturale. Le cioccolate calde invece son in scala 1:1.

Bo è andata. Vai che la prossima è al monte Albo..ma senza neve e la differenza è molta. Come faccio a esser viva dopo 8 ore di trekking? Ajò! a nanna!



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mercoledì, 26 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti (4)

"La gente sulle navi però, aveva un'opinione altrettanto singolare dell'Inghilterra. Non solo questa appariva loro come un'isola, e anche un'isola piccolissima, ma era anche un'isola che si rimpiccioliva in cui la gente era imprigionata. Ci si figuravano le persone, prima di aggirarsi a frotte come animali senza scopo, quasi accalcandosi sul bordo; e poi, via via che la  nave si allontanava, ci si immaginava che levassero un lontano clamore che, non udito, o cessava, o aumentava fino a divenire frastuno. Finalmente, quando la nave non era più vista dalla terra, appariva chiaro che il popolo d'Inghilterra era completamente muto. La malattia colpiva altre parti della terra; l'Europa si rimpiccioliva, l'Asia si rimpiccioliva, l'Africa si rimpiccioliva; e, alla fine, si ciminciava a dubitare che la nave potesse mai ritrovare sul proprio cammino uno di quei piccoli scogli grinzosi. Ma, d'altra parte, un'immensa dignità era scesa su di essa; era l'abitatrice del vasto mondo che ha così pochi abitanti, viaggiava tutto il giorno in un universo vuoto, con veli tesi davanti e dietro di sè. Era più solitaria della carovana  che traversa il deserto; era infinitamente più misteriosa, mossa dalla propria forza e sostenuta dalle proprie risorse. Il mare le poteva dare morte o gioie senza pari, e nessuno lo avrebbe saputo. Era una sposa che andava incontro allo sposo, una vergine ignota all'uomo, nel suo vigore e nella sua purezza, avrebbe potuto essere paragonata a tutte le cose belle, poichè essendo una nave, aveva una vita propria. "

Virginia Woolf portrait

Virginia Adeline Woolf- Londra, 25 gennaio 1882, scrittrice, femminista e imprenditrice, morta suicida per annegamento il 28 marzo 1941. Alimentò la sua prosa dei simboli dell'acqua, del mare e delle onde che rappresentavano per lei lo scorrevole, la vita, il femminile. Il suo fu un modo di scrivere molto introspettivo, un flusso scorrevole come l'acqua. La sua era un'arte slegata non solo dai canoni del romanzo archetipico, ma dalla concezione del tempo come qualcosa di lineare, cronometrico e umanamente misurabile.  Un modo di scrivere a volte jazzistico, a volte da virtuosa classica. Mi ha sempre colpito molto la sua idea ossessiva del suicidio per acqua, forse uno dei modi meno indolori per darsi fine. 



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domenica, 23 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti (4)

  Metal up your ass !!!

                                                                                                                

Lo ricordo. Era il Capodanno 1999.Suonava apocalittico e lo sembrava anche l'inizio della serata. Io, mio cugino e quella che poi fu da qualcuno definita una "banda" di metallari. C'era lei, Luna, la cadaveria della situazione. Un essere straordinariamente affascinante e ambiguo. Era esangue, magra. Carnagione scura coperta da un cerone bianchissimo, lunghissimi capelli neri, stivali, cappotto in pelle. Bellissima. Dicevano odiasse la gente, sussurrava privatamente solo al ragazzo, ma non parlava con nessuno. Era un essere ostinato e strano, non l'ho mai sentita dire altro che non fosse "vuoi una sigaretta?" E dire che per lei tutto era iniziato dai Nirvana... Loro camminavano in gruppo, parlavano un linguaggio criptato, s'avevano giurato fedeltà. E fra loro c'era lui..."loro" si tingevano i capelli di nero e di nero vestivano...poi tutto finì, come finiscono le estati e gli inverni, come finiscono i cicli, come finiscono le illusioni e le poesie...

Eravamo uno strano gruppo...i nostri  

furono tre anni di fede..

     wdeliri.jpg (15874 byte)



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giovedì, 20 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti (4)

A DREAM


by Edgar Allan Poe
(1827)


In visions of the dark night
   I have dreamed of joy departed-
But a waking dream of life and light
   Hath left me broken-hearted.

Ah! what is not a dream by day
   To him whose eyes are cast
On things around him with a ray
   Turned back upon the past?

That holy dream- that holy dream,
   While all the world were chiding,
Hath cheered me as a lovely beam
   A lonely spirit guiding.

What though that light, thro' storm and night,
   So trembled from afar-
What could there be more purely bright
   In Truth's day-star?


Gennaio.

Il vento fino a ieri sferzava violento. Ululava sui tetti come un dio irato. In preda a timore noi tutti eravamo chiusi in casa. Solo qualche impavida anima solitaria si avventurava per le strade di Sassari verso le 21.  Coprifuoco generale.

La pioggia rombava sulla cima dei palazzi. Picchiettava fuoriosa sul vetro della mia finestra. Minacciava irata. Voleva entrare, dirompere, disrruggere. Come la capivo...

Poi è arrivata la grandine. Urlava. Ha detto a tutti di tacere e ascoltare lei. S'era stufata d'un lungo silenzio. Era ora della purificazione e noi, rinchiusi in casa, inetti, l'abbiamo ascoltata e abbiamo taciuto.

Successivamente è andata via la luce. Affacciata alla finestra ho visto che l'elettricità era scomparsa da tutto il quartiere. Noi tutti eravamo al buio alle 22 di sera. E ora che si fa? La luce elettrica, la televisione, le nostre compagne di ogni sera, ogni sera di ogni giorno, ogni mese, ogni anno. Invece lei s'era permessa d'andare via... E dov'era andata? Le spiegazioni razionali son tante. La verità è che lei non se n'era andata, aveva solo trovato altre vie.

E noi siamo precipitati nel buio . Non ci vedevamo a un palmo dal naso. Chi era troppo abituato, troppo adagiato, s'è trovato con un pezzo di mela sospeso a mezz'aria e non riusciva a trovarsi la bocca...

e poi l'ingegno ha acceso le candele. Che luce diversa. I volti più che illuminati erano ombreggiati e sembravamo scrutarci con un nuovo senso di timorosa curiosità.

Siamo precipitati in un passato neanche troppo remoto, che alcuni di noi non hanno mai conosciuto e di cui hanno sempre sentito parlare dai genitori: i tempi in cui l'elettricità non era ancora stata allacciata a tutti nelle case...un tempo non troppo remoto, ma che credevamo aver per sempre cancellato... Invece in un attimo siamo tornati piccoli. In un attimo quell'interruttore s'è spento. S'è accesa una dimensione nuova nella nostra percezione della realtà...non ci vogliono poi troppi cambiamenti per accendere la nostra vulnerabilità.

 Abbiamo ricordato cose che pensavamo aver perso e che invece sono in noi, vive e accese a differenza di quella luce...

abbiamo ricordato e abbiamo capito che era di nuovo tempo di meditare e, se tutto era buio e freddo, di cercare una nuova scintilla che ci scaldasse...



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mercoledì, 12 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti (7)

 

meglio un sorriso che 200000

    lacrime...



in ?sofismi?

martedì, 11 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti

che pischellina! son tornata a scuola!

svolgimento

di nuovo sveglia alle sette, merenda a meta mattina, campanella. Mi alzo. Trovo la camicia da notte e Babbo immancabilmente incastonato nel sedile del gabbinetto che non si muove:"è ora ba! devo entrare in bagno che se no faccio colazione domani!".   Ti alzi presto, affamato, intontito, sonnolento-macilento, t'affacci alla finestra: il buio più totale regna ancora sulla città. DEPRESSIONE. si, son tornata piccola!    Al corso arrivo presto. Troppo presto, non c'è quasi nessuno, solo un'altra anima solitaria si muove nella penombra. E' proprio quello che mi sta meno simpatico. E si, i tempi non son cambiati, arrivo sempre troppo presto ! brutto vizio ereditato da mamma che ci assilla mesi prima per pagare una bolletta. Ok, però così mi scelgo il posto. Il più bello: il primo banco, ma quello malefico, nell'angolo attaccato al muro. Da lì fai la figura del togo che ostenta sapienza in prima fila (e se sei in prima fila non devi nemmeno intervenire) e per giunta il muro ti sorregge nei momenti di disperazione dell'ultima ora, quando non hai più nemmeno voglia di fingere che stai ascoltando. Alle 8.20 arrivano gli altri. Ma come si fa a non essere in anticipo ma semplicemente puntuali? Poi eccolo, l'uomo dalle due lauree, 1 master, tre stages e un dente d'oro: il prof. Gran brav'uomo per dio, ma tutta sta fortuna nella vita me lo fa odiare (a mo di Cristina Parodi). Ma com'è che da questa parte non mi stanno simpatici nemmeno ora dopo tanti anni? Il prof.oh, ricordo che alle superiori ne avevo una strana idea: il prof è quell'essere che scongeli al mattino una volta che esce dal freezer per venire a scuola. E poi dulcis in fundo: a nanna bambini, si va a letto presto...e speriamo di dormire che domani c'è interrogazione..



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lunedì, 03 gennaio 2005
Thulcky ♪ commenti (4)

Niente accade per caso

Un abbraccio alla mia terra. L'ho vista dall'aereo, lei timida, solitaria, piccola e arida. Mi son sentita il cuore gonfio. Ma sarò normale? Son mancata solo sei giorni. 

Forse perchè a volte il passare del tempo, così com viene scandito da calendari e orologi, nonchè clessidre, meridiane etc. è illusorio. Certi momenti  che non son altro che istanti, pochi secondi o minuti nella dimensione temporale, si sedimentano nel nostro cervello ritornando col loro ricordo di continuo. La nostra mente ha ben altri parametri di misurazione e questo rende certi "istanti" molto più lunghi della loro durata effettiva. A volte sembra che nell'arco di una vita, siano pochi gli accadimenti che davvero ci segnano. Eppure quante cose "viviamo" effettivamente? Quante vengono ricordate e a quante poi diamo importanza?

 Ecco perchè stamane, mentre l'aereo cominciava la sua discesa verso Olbia dopo soli sei giorni dal mio decollo, mi son sentita scossa. Era come se mi fossi evoluta. Una muta di sei giorni.

Solo sei giorni a Bologna che mi han fatto riflettere tanto, m'han caricato. Poi stamattina un incontro. Una donnina sui trent'anni, alta poco più di un metro e cinquanta, due grandi occhi verdi, limpidi. Uno sguardo sereno, un tono di voce rilassante. Una sarda emigrata a Bologna 10 anni fa per dimenticare un amore. Una gran voglia di comunicare, non solo parlare, ma dirmi cosa sarebbe stato meglio per me, ma con così tanta enfasi e sincerità che m'ha davvero commosso. Baratterei mille esperienze per avere l'innocenza e la buona fede di quell'incognita nuorese.

Quante volte son stata presuntuosamente stupida nel pensare che i miei problemi eran grandi, importanti, insormontabili. Quante volte mi son fatta abbagliare dall'orgoglio, ma ancora di più dai falsi obbiettivi.

Ci son troppe cose belle, troppe cose da fare, da scoprire, per potersi permettere di essere così egocentrici.

Il 2005 inizia coi migliori propositi e tanta umiltà. 



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